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La ghirlanda delle nascite - le vite anteriori del Buddha

 

In poche altre opere come nei Jataka, o storie delle vite anteriori del Buddha si riflette con più spontaneità ed innocente chiarezza lo spirito della fede buddhistica. I Jataka, come le favole, parlano a tutti.
L’azione non è mai conclusa in se stessa, non perisce mai, ma da necessariamente un frutto buono o cattivo, secondo la qualità dell’azione stessa.

 

Lo sterminio degli errori

 

Non è affatto facile ritrovarsi davanti alle poche pagine de “Lo sterminio degli errori”, del grande filosofo indiano Nagarjuna, senza provare un certo senso di disorientamento e, in ogni riga, un concetto in cui perdersi. Nonostante questo iniziale smarrimento, i versi armonici, intrisi di metafore lontane, presto lasciano trasparire un fascino che cattura e conduce con lentezza a sé. Per comprendere appieno la portata spirituale di quest’opera, una delle più rilevanti nella dottrina buddista, bisogna servirsi degli arnesi della conoscenza e cercare di comprendere a fondo come le varie scuole buddiste abbiano commisurato la propria azione, e i propri postulati, ai contenuti di queste pagine.

Con Nagarjuna prende corso la dottrina del Grande Veicolo e, con tale dottrina, una concezione decisamente aperta del cammino verso la saggezza, che diviene un orizzonte comune, a cui ogni anima può legittimamente aspirare, a patto che si comprenda nel suo fondo l’idea di Vacuità e le conseguenze ad essa connesse. Sono pagine brevi, queste dell’asceta indiano, ma ricche di spunti teorici di riflessione, di punti di vista distanti. Un libro che per essere esperito in tutta la sua sconvolgente rivoluzionarietà, deve essere letto e vissuto: il tempo della lettera si deve fare, insieme, il tempo della vita. Una recensione, del resto, si pone ampi margini di sintesi e superficialità e non può certo condurre, in poche righe, a comprendere univocamente una delle idee filosofico-religiose che hanno cambiato la geografia del pensiero umano, almeno nella sua parte più orientale. Uno sguardo ad un tempo semplice e radicale al nostro rapporto con l’anima e con la realtà. Appunti di “viaggio” che potranno dare alcune indicazioni a chiunque nella propria vita stia percorrendo le vie dello spirito, la strada che porta alla Verità. Altresì, troveranno una imperdibile opportunità di confronto, anche coloro che percorrono un cammino di conoscenza spirituale al di fuori di una cornice religiosa, sopra ogni sovrastruttura, fuori da ogni ideologia.

“La Vacuità male intesa manda in rovina l’uomo di corto vedere così come il serpente male afferrato o una formula magica male applicata. E per questo, la mente dell’Anacoreta si era ritratta dall’insegnamento della legge, pensando alle difficoltà che avrebbero avuto gli uomini di corto vedere a penetrarla”

 

Sette anni in Tibet

Nel 1939 l'alpinista austriaco Heinrich Harrer parte per una spedizione in Tibet con l'intento di scalare il Nanga Parbat, senza curarsi delle preoccupazioni della moglie Ingrid incinta, che affida all'amico Horst. Nel frattempo in Tibet, un bimbo di quattro anni viene designato come nuovo Dalai Lama e venerato dai fedeli. Quando gli scalatori arrivano al campo base, nel turbine della tempesta di neve, vengono fatti prigionieri dai soldati inglesi e scoprono che è scoppiata la guerra e loro, come austriaci, sono considerati nemici della Gran Bretagna. Portati in un campo di prigionia, dopo qualche tempo Harrer comincia a leggere libri che parlano del Tibet mistico, e poi riceve una lettera in cui la moglie chiede il divorzio per poter sposare Horst. Insieme ad altri compagni fugge dal campo, poi prosegue da solo. Dopo molte vicende, si ritrova col capo della spedizione Peter, insieme raggiungono Lhasa, la capitale del Tibet, dopo un viaggio che ha trasformato il carattere di Heinrich. Ormai adolescente, il Dalai Lama fa chiamare a palazzo Heinrich, e con lui passa molte giornate. Intanto la Cina invade ed occupa il Tibet. Di fronte all'invasione, Heinrich capisce che è il momento di fuggire e vorrebbe che il Dalai Lama lo seguisse. Ma il ragazzo rimane. Heinrich torna a Vienna, va dal figlio che non ha mai visto. Poi arrivano notizie sulla fuga del Dalai Lama in India. L'amicizia tra i due dura tuttora.

Il cammino del Bodhisattva

 

Siksasamuccaya è, come vuole il titolo, una «raccolta di istruzioni» e insegnamenti rivolti a un giovane discepolo buddhista del Grande Veicolo, che si prefigge di raggiungere l'Illuminazione per condurre tutte le creature alla salvezza. Il volume si presenta come una ricca antologia in prosa che riporta brani (in molti casi giunti a noi solo grazie a questo libro) da circa un centinaio di testi sacri del Grande Veicolo (Mahayana), il tipo di buddhismo oggi vivo nell'Estremo Oriente, in Cina, Giappone e in parte in Tibet. L'opera è preziosa per comprendere da vicino tutto il percorso interiore, morale e conoscitivo, del Santo buddhista, il Bodhisattva: un ideale di santità che, per la sua libertà di pensiero, il suo potere di abnegazione e di sacrificio, è stato molte volte paragonato alla figura del Cristo e inteso come ""il Cristo ancora sconosciuto del buddhismo"". Capolavoro in prosa di Santideva, Il cammino dei Bodhisattva si presenta – grazie alla sua leggibilità – come un prezioso vademecum per il praticante buddhista del terzo millennio e per quanti vogliono accostarsi al messaggio del Buddha con l'intento di coglierne quei significati che ne fanno ancora oggi un percorso attuale di perfezionamento interiore.

L'autore: Santideva (VII-VIII secolo d.C.), mistico indiano, fu uno dei più importanti poeti buddhisti. Principe ereditario di un piccolo regno del Gujarat, rinunciò al trono dopo aver sognato uno dei più grandi angeli del buddhismo, Manjusri, che lo esortò a divenire monaco. Scrisse In cammino verso la luce (Bodhicaryavatara), un'opera poetica pubblicata in italiano grazie alla traduzione compiuta dal sanscrito da Giuseppe Tucci (1939) e poi da Amalia Pezzali (1985) e tradotta in molte altre lingue europee.
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L'essenza delle buone spiegazioni

 

Khensur Ciampa Thegchng è riconosciuto dai più qualificati maestri come un grande esperto dell'intero corpo dottrinale buddhista e, nello specifico, di tutti gli aspetti filosofici, anche quelli più sottili, riguardanti il fondamentale tema della 'vacuità', ossia dell'autentica modalità di esistenza della realtà sia fenomenica che psicofisica.
È comunque nella sua impareggiabile capacità di esporre con chiarezza e semplicità tale soggetto che si manifesta particolarmente la preziosità delle spiegazioni contenute in questo volume, che consta di due parti, ed è stato pubblicato in occasione di un Corso da lui tenuto sulla lode L'Essenza delle Buone Spiegazioni, di Lama Tzong Khapa, nell'omonimo Istituto di studi buddhisti di Pomaia, nel marzo 2005.
La prima sezione del libro contiene un suo precedente esteso commentario su questo breve testo, il cui argomento rappresenta il cuore della filosofia madhyamaka, ed è riassumibile nel riconoscimento che, per tutti i fenomeni, sia materiali che psichici, la loro mancanza (vacuità) di un'esistenza intrinseca o autonoma non è altro che il parallelo significato del loro essere in ogni caso dipendenti da altro. La saggezza che è forte di questa profonda comprensione è il necessario sostegno di tutte le pratiche spirituali, l'unico in grado di farle diventare l'effettiva causa per affrancarsi da ogni sofferenza e ottenere la felicità ultima.

Alcuni discepoli occidentali di Khensur Ciampa Thegchog, che lo avevano conosciuto quando insegnava in Europa, hanno sempre continuato a mantenere uno stretto legame con lui, e varie volte lo hanno invitato a tenere dei Corsi di Dharma nei rispettivi Centri. Ciò si concretizzò già nel 2001 con un viaggio di alcuni mesi in vari Paesi europei e in Nuova Zelanda, e la seconda sezione di questo volume presenta proprio un insegnamento, avente come soggetto principale ancora la vacuità, tenuto in quell'anno al Centro Kushi Ling di Arco (Tn), e derivante dalla sua vasta conoscenza filosofica, ma in particolare dalla sua profonda pratica meditativa e dalla sua esperienza personale.

Khensur Ciampa Thegchog è nato nel 1930 nei pressi di Lhasa, in Tibet, e ancora bambino è entrato al Monastero di Sera Je, ricevendovi una completa istruzione nei Sutra e nei Tantra.
Nel 1959, a seguito dell'invasione cinese, ha lasciato il proprio Paese, unendosi alla moltitudine di tibetani che cercarono nella fuga una possibilità di sopravvivenza fisica, spirituale e culturale, ed è giunto in India.
Nella omonima Università Monastica di Sera Je lì ricostruita, ha portato a termine l'intero ciclo di studi buddhisti, ottenendo il prestigioso titolo accademico di ghesce, nonché (dall'Università di Varanasi) quello di acharya, e diventando quindi un docente di filosofia buddista nell'Istituto tibetano di Studi Superiori, nella vicina Sarnath.
Alla fine degli anni settanta, come lama residente, ha condotto il primo corso per occidentali di studi classici buddhisti nel Centro FPMT della Gran Bretagna e, dal1983 al 1993, è stato l'abate del Monastero Nalanda, a Lavaur, in Francia.
Sua Santità il Dalai Lama lo ha quindi nominato abate dello stesso Monastero di Sera Je, a sud dell'India, in cui aveva studiato da giovane, e per sette anni ha assolto a quell'incarico, circondato dalla stima e dal caldo apprezzamento della comunità monastica, ed è lì che dimora ormai abitualmente, dividendo il proprio tempo tra le quotidiane pratiche spirituali e la guida costante, offerta tramite insegnamenti e consigli personali, ai giovani monaci e ad altri vari studenti.
E sono le significative parole dei suoi discepoli più stretti quelle che meglio riescono a descriverlo ""Oltre ad essere un grande erudito, Khensur Rinpoce possiede il grande dono di riuscire a trasmettere chiaramente la sua conoscenza agli altri. Il suo modo di insegnare è così vivo, che è difficile pensare che esso non derivi dall'esperienza diretta. Inoltre, riesce a farti sentire che tutte le pratiche di cui parla sono alla tua portata, e che ce la puoi fare, se decidi di provarci e ci provi!

 

La politica della compassione

La politica della Compassione: la politica è ciò che determina la qualità della nostra vita, l’aria che respiriamo ad esempio; e la compassione, spesso ritenuta solo debolezza, è invece una grande forza, perché ci permette di “sentire con gli altri”, pensando e agendo così per il bene di tutta la famiglia umana. Se ora il mondo è colmo di problemi, vi sono cause che si possono eliminare. Se una persona dei paesi ricchi guadagna fino a 60 milioni di dollari l’anno, mentre in Africa si vive con un dollaro al giorno, perché meravigliarsi di quello che succede?
Con le spese solo per un esercito di una grande nazione si potrebbero eliminare la fame e la sete nel mondo. Oppure creare scuole e ospedali. Il capitalismo sfrenato, il continuo consumo di beni inutili sta riducendo la terra a una discarica. Come afferma il Dalai Lama, solo un sesto di tutta l’umanità pratica seriamente una religione, per questo egli parla per tutti gli esseri umani, non per dover credere in qualcosa ma per capire: comprendere che i valori fondamentali dell’essere umano, come la tolleranza, il dialogo, la non violenza, il rispetto di se stessi e dell’ambiente, la pazienza e la compassione, possono realmente trasformare il nostro piccolo pianeta.
Nelle parole di Sua Santità in questo libro si sente l’eco delle idee dei grandi filosofi greci e romani, come Platone, Plotino e Marco Aurelio, sino ai moderni sapienti come Shakespeare, Einstein e lo stesso Gandhi, che ha ottenuto la libertà dell’India unicamente con la non violenza.
In essenza, le parole del Dalai Lama rispecchiano questo vecchio detto spagnolo: No es para bien de todos si no es para mal de ninguno, ovvero “Non è veramente per il bene di tutti se non danneggia neppure una sola persona”

Himalaya - l'infanzia di un capo

 

Himalaya - L'infanzia di un capo è un film del 1999 diretto da Éric Valli. Fu nominato all'Oscar al miglior film straniero.
Éric Valli ha vissuto a lungo tra i tibetani, coi quali ha maturato l'idea di scrivere un affresco della loro cultura, affinché non venga dimenticata. Dagli abitanti del Ḍolpā, tale film è considerato il loro namdar, che in tibetano significa "libro delle memorie".
Trama
I dolpo-pa sono una popolazione tibetana di nazionalità nepalese a carattere seminomade: da secoli, d'estate vivono nei loro villaggi, a 4-5 000 metri d'altitudine, coltivando la terra (grano e orzo) che produce cibo per cinque mesi al più, mentre d'autunno migrano a fondo valle a vendere il sale che hanno raccolto sulle montagne, così da comprare grano o riso per sopravvivere nei mesi invernali.
Lhakpa è il capo del villaggio, figlio del precedente capo, Tinlé, e Karma è il suo migliore amico. Purtroppo, di ritorno con la mandria di yak carica di sale, Lhakpa muore. Karma racconterà che, nel tentare di percorrere un passaggio pericoloso per gli animali, Lhakpa non ascoltò i consigli dell'amico, facendo di testa sua, e cadde da un precipizio, morendo. A causa di un ancestrale astio tra le loro due famiglie, Tinlé, nonostante la nota e forte amicizia tra Karma e Lhakpa, ritiene che il suo adorato figlio sia stato ucciso da Karma stesso, che avrebbe voluto prenderne il posto di capo. Ma l'intero villaggio non accetta questa lettura dei fatti, dando fiducia certa a Karma, che è unanimemente considerato l'unico capace successore di Lhakpa.
Ma Tinlé è testardo e accecato dal dolore. Decide, quindi, di guidare la mandria di yak verso la valle, per vendere il sale. Cerca un uomo giovane e volenteroso che lo aiuti, ma tutti stanno dalla parte di Karma. Decide quindi di portarsi dietro suo nipote ancora bambino, Tensing, il figlio di Lahkpa, e Norbù, il suo figlio monaco.
Karma, da parte sua, decide di partire con le sue mandrie quattro giorni prima della data prefissata dai lama, andando contro il volere degli dei. Il villaggio quindi si divide in due: i giovani partono tutti con Karma, mentre quattro giorni dopo, alla data scelta dagli dei, parte una seconda carovana un po' particolare, composta di vecchi, con un bambino, una donna (sua madre) e un monaco.
Le vicende che seguono son caratterizzate da fatti tragicomici. Finché non arriva la tempesta di neve, che si abbatte su tutti. I due capi, il vecchio Tinlé e il giovane Karma, avranno, proprio in questa occasione difficile, il modo di riavvicinarsi e di ritrovare il rispetto l'un per l'altro, rispetto che mai avevano perduto, riconoscendo così la loro comune testardaggine.

 

Primavera estate autunno inverno... e ancora primavera

 

Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera (hangŭl: 봄 여름 가을 겨울 그리고 봄; latinizzazione riveduta della lingua coreana: Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom) è un film del 2003 diretto da Kim Ki-duk.
Il film è ambientato in un eremo buddista al centro di un lago in una foresta incontaminata, e racconta la vita di un monaco buddista attraverso le stagioni della sua vita.
Il regista interpreta l'uomo nell'ultima fase della vita. La tranquillità contemplativa del film ha segnato un cambiamento significativo dalle sue opere precedenti, che sono state spesso criticate per eccesso di violenza e misoginia.
In Italia è uscito il 11 giugno 2004, ed è stato trasmesso per la prima volta in chiaro il 13 maggio 2007 su Rai 3.

 

Segreto Tibet

 

Il Tibet, chiusosi ermeticamente al mondo nel secolo XIX, fu aperto a forza dagli inglesi nel 1904, per tornare subito a richiudersi ancora più ermeticamente di prima. Solo negli anni Trenta cominciarono a presentarsi rare occasioni d'accesso per alcuni privilegiati. Giuseppe Tucci, uno dei nostri massimi orientalisti, seppe approfittarne più volte. Nelle sue spedizioni del 1937 a del 1948 ebbe come compagno Fosco Maraini, allora giovanissimo, che dalle sue note di viaggio trasse Segreto Tibet, un libro che ebbe enorme successo e fu tradotto in dodici lingue. Nel Tibet di allora si viveva ancora in un medioevo intatto, un medioevo però altamente e raffinatamente civile privo soltanto di quei mezzi, datici dallay scienza e dalla tecnologia, quali strade, luce elettrica e plastica, fibre sintetiche a gas metano, televisione, giornali e radio. Il popolo tibetano trovava nella propria antica civiltà religiosa, artistica, letteraria, teatrale e musicale i mezzi per trascorrere un'esistenza ricca di soddisfazioni. Dal 1951 a oggi mutamenti drammatici, spesso accompagnati da violenze umilianti e da distruzioni insensate sono stati imposti al Tibet. L'intera struttura della società è stata capovolta e stravolta. Quella che qui presentiamo è l'attesissima nuova edizione aggiornata ai nostri giorni che ripropone ai lettori il racconto e le immagini di un tempo inquadrati e messi a fuoco net panorama della realtà di oggi con tutte le sue implicazioni storiche, sociali e morali. Ora che è possibile visitare il Tibet più liberamente quest'opera si presenta come un'introduzione vissuta, sentita, pensata all'affascinante paese net cuore dell'Asia, a quello che è stato e che è. In un momento in cui film e libri di successo puntano il dito sulla terribile situazione di oppressione e di violenza in cui si trova il Tibet a causa dell'invasione cinese, questo libro straordinario ci fa sentire la voce autorevole e appassionata di uno dei primissimi testimoni di una straordinaria civiltà che rischia di scomparire.

Vincitore del premio Nonino 1998 "" perché con straordinaria apertura spirituale, originalità culturale a scientifica a coraggio fisico e morale, ci ha insegnato e ci insegna a sentirci a casa in tutto il mondo "", Fosco Maraini da più di sessant'anni esplora instancabilmente i più remoti angoli della terra facendoci incontrare a conoscere culture lontane. Narratore, studioso, rappresentante di quella specie rara di etnologi-narratori, antropologo e scrittore, alpinista e fotografo, Maraini è andato alla scoperta di continenti spirituali quali Tibet e Giappone facendoli rivivere a diventare paesaggi della nostra anima. Laureato in Scienze naturali ha affrontato la sua prima spedizione in Tibet nel 1937 trasferendosi poi l'anno successivo in Giappone dove rimase fino al 1945; dal 1943, infatti, fu internato in campo di concentramento con tutta la sua famiglia. Nel 1948 tornò in Tibet. Viaggiatore instancabile è stato inoltre ricercatore al St. Antony's College di Oxford e delle università di Sapporo e di Kyoto, oltre ad aver insegnato lingua e letteratura giapponese all'università di Firenze. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo, oltre a Segreto Tibet, Ore Giapponesi, G-4 Karakorum, Nurvolario, Gli ultimi pagani e Paropamiso.

Con centinaia di fotografie in b/n e a colore

 

Om (1)

Dalla voce del Dalai Lama, uno dei più rispettati leader spirituali contemporanei, noto in tutto il mondo per le sue doti di disarmante intelligenza, profonda comprensione e convinto pacifismo, una raccolta di 365 meditazioni, suddivise per i mesi e per i giorni dell'anno. Un libro che ci accompagna attraverso i temi essenziali della vita umana con le parole di saggezza del Dalai Lama, ma anche un omaggio fotografico al TIbet, la terra delle nevi, e alla sua millenaria cultura.

Om (2)

Dalla voce del Dalai Lama, uno dei più rispettati leader spirituali contemporanei, noto in tutto il mondo per le sue doti di disarmante intelligenza, profonda comprensione e convinto pacifismo, una raccolta di 365 meditazioni, suddivise per i mesi e per i giorni dell'anno. Un libro che ci accompagna attraverso i temi essenziali della vita umana con le parole di saggezza del Dalai Lama, ma anche un omaggio fotografico al TIbet, la terra delle nevi, e alla sua millenaria cultura.

Emozioni distruttive (1)

 

Nel maggio 2001, in un laboratorio dell’Università del Wisconsin, un monaco buddista venne sottoposto a un curioso esperimento: gli venne chiesto di raccogliersi in meditazione indossando una calotta collegata, attraverso un centinaio di sensori, a una macchina capace di registrare con precisione ogni minimo mutamento in corso nel suo cervello. Nel momento in cui il monaco diresse la sua compassione verso il bene di un’altra persona, i sensori registrarono un profondo cambiamento della sua condizione psichica: aveva raggiunto uno stato di pura gioia, di serena felicità.

Come racconta Daniel Goleman, psicologo noto in tutto il mondo grazie al successo di Intelligenza emotiva, l’uomo aveva cancellato da sé ogni traccia dei “tre veleni” della mente, le tre “mozioni distruttive”, la rabbia, il desiderio e l’illusione.

Come è possibile per ciascuno di noi raggiungere un simile risultato?

Per dare una risposta a questa e altre domande sul funzionamento della psiche umana si sono incontrati a Dharamsala, ai piedi dell’Himalaya, il Dalai Lama e un gruppo di psicologi, filosofi e neuroscienziati occidentali. Ne è nato –e Goleman lo ricostruisce e illustra in questo libro- un vivace dibattito tra chi possiede una millenaria pratica di introspezione e chi, avvalendosi dei più sofisticati strumenti offerti dalle scienze cognitive, riesce oggi a “leggere nella mente”. E il modo più efficace per capire se sia possibile liberarsi dalle emozioni distruttive” è proprio mettere a confronto la tradizione orientale con quella occidentale.

Così dalle parole e dall’insegnamento del Dalai Lama apprendiamo che nessuno dei tre veleni è innato nella mente dell’uomo e che la cura dello spirito, nel solco della tradizione buddista, può aiutarci a trasformare le emozioni negative in sentimenti positivi. Golena, dal canto suo, ci mostra come alcune terapie psichiche e comportamentali, in particolar modo l’allenamento della mente attraverso le varie tecniche di meditazione, possano rimuovere le cause psicologiche e fisiche anche delle nostre peggiori pulsioni.

Emozioni distruttive è uno sguardo carico di speranza sul lato oscuro della nostra mente. E’ l’incontro tra la saggezza della tradizione e le ultime acquisizioni della scienza moderna.

 

La liberazione nel palmo della tua mano

 

Il Lam rim (letteralmente: Stadi del Sentiero) costituisce una delle tradizioni dottrinali piu' interessanti e complete del Buddhismo del Tibet. Formulato per un vasto scopo e ricco di profondo significato, integra tutti gli insegnamenti di Buddha Sakyamuni in un sentiero graduale per 1’illuminazione di facile comprensione, idealmente adatto a persone impegnate in qualsiasi livello di pratica del Buddhismo. Frutto di oltre novecento anni di studio, pratica, profonda comprensione, contemplazione e trasmissione di tali insegnamenti, La Liberazione nel Palmo della Tua Mano è il testo di Lam rim di piu' vasta portata mai pubblicato in lingua italiana. Con questo libro, la liberazione dalla sofferenza è alla vostra portata: è realmente nel ’palmo della vostra mano’. La tradizione del Lam rim ha avuto inizio con il grande maestro indiano Atisha, e in seguito giunse sino a Pabonka Rimpoce attraverso il grande saggio tibetano Je Tzong Khapa. Nel 1921, Pabonka Rimpoce diede uno straordinario insegnamento di Lam rim articolato in ventiquattro giorni, a un pubblico tibetano di circa settecento persone tra monaci, monache e laici. Esso venne poi magistralmente curato ed edito nella presente forma dal piu' diretto discepolo di Pabonka Rimpoce, Kyabje Trijang Rimpoce, presente agli insegnamenti, e da lui pubblicato in tibetano nel 1958. La Liberazione nel Palmo della Tua Mano è la traduzione italiana di questo testo. Il libro inizia presentando una sintesi degli insegnamenti sul sentiero graduale (Lam rim) e del loro background storico; prosegue poi spiegando in dettaglio il modo in cui praticare, a partire dagli stadi iniziali della preparazione di una sessione meditativa, identificando e seguendo una qualificata guida spirituale e sviluppando e accrescendo la motivazione alla pratica tramite le tecniche per sviluppare amore, compassione e la straordinaria motivazione altruistica di bodhichitta. Seguendo tale sentiero la mente perviene a stati di coscienza sempre piu sottili. A questo stadio si utilizzano la chiarezza e la stabilità risultanti per meditare sulla vacuità, penetrando l’effettiva natura della realtà. Gli insegnamenti di Pabonka Rimpoce si fondano sulla sua personale esperienza di pratica, nonchè su quella di altri lama, e lo stile scorrevole del testo tibetano viene pienamente reso nella presente traduzione. Gli insegnamenti vengono ampiamente illustrati anche mediante meravigliose storie, esempi e citazioni tratte dalle antiche scritture buddhiste. Apprendere il modo di meditare su ogni stadio del sentiero, conoscere il risultato che dobbiamo attenderci e determinare se abbiamo raggiunto o meno ogni particolare realizzazione diventerà dunque un obiettivo semplice e alla portata di ogni praticante. Lo schema del testo ci fornisce un particolareggiato elenco, di semplice consultazione, degli splendidi insegnamenti contenuti nel libro, mostrandoci come essi siano in grado di condurre alla completa illuminazione dello stato di buddha.

Quest’opera fonte di ispirazione è una guida indispensabile per tutti coloro che vogliono seguire il corretto sentiero che conduce a questa elevata meta. La Liberazione e quindi un tesoro di riferimenti per la pratica di tutta una vita.

 

Visioni di illuminazione

 


Visioni di Illuminazione è una affascinante presentazione di trentadue bodhisattva, buddha e maestri del lignaggio di tutte le quattro tradizioni del Buddhismo del Tibet. La vitale qualità di ispirazione delle immagini viene illustrata con testi che spiegano come ogni divinità racchiuda in sè l'intero sentiero del Tantrayana. Le spiegazioni del loro significato simbolico sono arricchite da storie e miti, narrati dai maestri del Tantra, che riguardano queste immagini di meditazione.

Uno degli aspetti che piu' colpiscono coloro che si accostano per la prima volta allo studio e alla pratica del Buddhismo tibetano e la grande ricchezza di immagini presente in questa antica tradizione spirituale. Passando dalla completa tranquillità di uno yoghin assorto serenamente nella meditazione alla dinamica energia di divinità apparentemente colme di incontrollata ira e passione, queste molteplici e vivide immagini spesso lasciano sconcertati gli osservatori occidentali, sebbene nel contempo essi ne siano profondamente affascinati. Chi sono queste figure e cosa rappresentano?

Visioni di Illuminazione risponde a tali domande, fornendo una guida chiara e diretta al mondo interiore dell’arte sacra del Buddhismo praticato nella Terra delle Nevi. Prendendo in esame numerose tra le sue piu' importanti e rappresentative immagini, tra cui vi sono anche noti personaggi storici, questo libro, con trentadue splendide tavole a colori, introduce il lettore alla tradizione della consapevolezza di sè e della relativa trasformazione spirituale, personificata da queste raffigurazioni dell’energia illuminata. E’ una guida al mondo delle divinità del Tibet per tutti coloro che praticano la meditazione e sono interessati al profondo e molteplice significato simbolico delle immagini delle divinità.

In copertina: Heruka Chakrasamvara, integrazione di saggezza e compassione.

Jonathan Landaw negli anni settanta ha studiato per sei anni alla Library of Tibetan Works and Archives, biblioteca e casa editrice fondata da S. S. il Dalai Lama a Dharamsala, nell’India settentrionale, per preservare la grande cultura spirituale del Tibet. In seguito ha curato la realizzazione di numerosi libri sul Buddhismo tibetano, ed è un apprezzato insegnante di meditazione, invitato in centri di studio di tutto il mondo.

Andy Weber ha studiato per sette anni in India e in Nepal l’arte iconografica del Buddhismo tibetano con famosi maestri tibetani. Le sue opere sono state utilizzate per illustrare innumerevoli libri di Buddhismo e, stampate su posters e cartoline, sono ora diffuse in tutto il mondo.

 

Associato U.B.I.

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L'U.B.I. è stata fondata a Milano nel 1985 da centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentivano la necessità di unirsi e cooperare, come era già accaduto in altri paesi europei.

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