Biblioteca soci

Journey for peace

 

In 2005 the first three years of the Pictorial Portrait Project of His Holiness the 14th Dalai Lama were published in a book thanks to Volkart Foundation | Winterthur, Hamasil Foundation | Zurich and Isuke Wakamatsu | Tokyo.

His Holiness the 14th Dalai Lama – JOURNEY FOR PEACE
Published by Koni Nordmann. With essays by Matthieu Ricard and Christian Schmidt in conversations with the Dalai Lama. Published on the occasion of the Dalai Lama’s 70th birthday on July 6, 2005

 

Lo yoga del Tibet (1)

Lo Yoga del Tibet è la continuazione di Tantra in Tibet. Entrambi i testi sono apparsi originariamente nella serie “The Wisdom of Tibet”, pubblicata sotto i diretti auspici del Dalai Lama, che ha personalmente ogni volume, in quanto testo rivelatore della più autentica tradizione orale.
Lo Yoga del Tibet, quarto volume della serie e continuazione di Tantra in Tibet, spiega, dunque, il processo meditativo consistente nel visualizzare come divinità la propria stessa persona, secondo le prescrizioni e le tecniche del Tantra dell’Azione –la prima delle quattro serie in cui si suddivide il Tantra nel suo insieme.
Questo testo illustra, allora, tecniche del tutto particolare finalizzate allo sviluppo della pace interiore e della comprensione dei fenomeni. L’Introduzione di Sua Santità il Dalai Lama spiega nei dettagli gli elementi più caratteristici del sentiero del Tantra dell’Azione, che conduce fino allo sviluppo del corpo, della parola e della mente di un Buddha. La descrizione del Dalai Lama cala questo arcano mistero logico nella realtà della vita, e lo rende accessibile anche a lettori occidentali che per la prima volta si interessino dell’argomento. Il testo in sé rappresenta la continuazione della Grande Esposizione del Mantra Segreto di Tsong Khapa, un’enciclopedia tantrica redatta, fra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, dal fondatore dell’ordine Ghelugpa. Il traduttore inglese, Jeffrey Hopkins, ha aggiunto al volume due capitoli in cui spiega come il testo di Tzong Khapa appartenga alla classe di Tantra di carattere generale, ovvero adatti a tutti e tre i lignaggi del Tantra dell’Azione, e come i cinque sentieri –accumulazione, preparazione, visione, meditazione ed estinzione d’ogni sapere- conducano l’adepto al rango di Bodhisattva tantrico.

Lo yoga del Tibet (2)

Lo Yoga del Tibet è la continuazione di Tantra in Tibet. Entrambi i testi sono apparsi originariamente nella serie “The Wisdom of Tibet”, pubblicata sotto i diretti auspici del Dalai Lama, che ha personalmente ogni volume, in quanto testo rivelatore della più autentica tradizione orale.
Lo Yoga del Tibet, quarto volume della serie e continuazione di Tantra in Tibet, spiega, dunque, il processo meditativo consistente nel visualizzare come divinità la propria stessa persona, secondo le prescrizioni e le tecniche del Tantra dell’Azione –la prima delle quattro serie in cui si suddivide il Tantra nel suo insieme.
Questo testo illustra, allora, tecniche del tutto particolare finalizzate allo sviluppo della pace interiore e della comprensione dei fenomeni. L’Introduzione di Sua Santità il Dalai Lama spiega nei dettagli gli elementi più caratteristici del sentiero del Tantra dell’Azione, che conduce fino allo sviluppo del corpo, della parola e della mente di un Buddha. La descrizione del Dalai Lama cala questo arcano mistero logico nella realtà della vita, e lo rende accessibile anche a lettori occidentali che per la prima volta si interessino dell’argomento. Il testo in sé rappresenta la continuazione della Grande Esposizione del Mantra Segreto di Tsong Khapa, un’enciclopedia tantrica redatta, fra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, dal fondatore dell’ordine Ghelugpa. Il traduttore inglese, Jeffrey Hopkins, ha aggiunto al volume due capitoli in cui spiega come il testo di Tzong Khapa appartenga alla classe di Tantra di carattere generale, ovvero adatti a tutti e tre i lignaggi del Tantra dell’Azione, e come i cinque sentieri –accumulazione, preparazione, visione, meditazione ed estinzione d’ogni sapere- conducano l’adepto al rango di Bodhisattva tantrico.

Vita di Siddharta il Buddha

La vita di Siddharta il Buddha, narrata e ricostruita in base ai testi canoni pali e cinesi.

Vita di Siddharta il Buddha (2)

La vita di Siddharta il Buddha, narrata e ricostruita in base ai testi canoni pali e cinesi.

I fondamenti del misticismo tibetano

Anticipando il futuro, Tomo Geshe Rimpoce, uno dei sommi maestri spirituali del Tibet moderno e un vero maestro della visione interiore, lasciò il suo remoto eremitaggio sulle montagne, in cui aveva praticato la meditazione per vent’anni, e proclamò che era venuto il momento di aprire al mondo i tesori spirituali celati e custoditi nel Tibet per più di mille anni. Infatti l’umanità si trova al crocevia delle grandi decisioni: davanti a sé ha la Via del Potere, attraverso il controllo delle forze della natura –una via che conduce alla schiavitù e all’autodistruzione- e la Via dell’Illuminazione, attraverso il controllo delle forze dentro di noi – che porta alla liberazione e all’autorealizzazione. Missione di Tomo Geshe Rimpoce fu mostrare questa seconda via e trasformarla nella realtà.
Per l’autore l’esempio vivente di questo grande maestro, dalle cui mani ricevette la sua prima iniziazione venticinque anni or sono, fu il più profondo stimolo spirituale della sua vita e gli aprì le porte dei misteri tibetani.

La via delle nuvole bianche

Come mai la sorte del Tibet ha trovato un’eco tanto profonda nel mondo? La risposta è una sola: il Tibet è diventato il simbolo di tutto ciò a cui aspira l’umanità contemporanea; il Tibet simbolizza la stabilità di una tradizione che ha le sue radici non solo in un passato storico e culturale, ma nel più intimo essere dell’uomo, nella cui profondità questo passato è racchiuso come fonte di ispirazione sempre presente.
Sappiamo che il Tibet non sarà mai più lo stesso, anche se riconquisterà la sua indipendenza, ma non è questo che veramente importa. Ciò che importa è che la continuità della cultura spirituale del Tibet, che è basata su una tradizione viva e un rapporto consapevole con le sue origini, non vada perduta.
Questo libro, resoconto diretto e descrizione di un pellegrinaggio in Tibet durante l’ultimo decennio della sua indipendenza e della sua ininterrotta tradizione culturale, è stato scritto con l’intento di mantenere vivo il ricordo della bellezza e della grandezza dello spirito che ha ispirato la storia e la vita religiosa del Tibet, affinché le future generazioni possano sentirsi incoraggiate e ispirate a costruire una nuova vita sulle fondamenta di un nobile passato. Non si tratta del resoconto di un viaggio, bensì nella descrizione di un pellegrinaggio nel vero senso della parola, poiché un pellegrinaggio si distingue da un viaggio ordinario per il fatto che non segue un piano o un itinerario già tracciato, non persegue uno scopo fisso o un fine limitato, ma porta in se stesso il suo significato, facendo assegnamento su un impulso interno che opera su due piani: quello fisico e quello spirituale. E’ un movimento, non solo nello spazio esterno, ma anche in quello interiore; un movimento la cui spontaneità è quella della natura di tutta la vita, ciè di tutto quello che si sviluppa continuamente oltre la forma transitoria; un movimento che inizia sempre da un invisibile centro interiore.

La beatitudine del fuoco interiore (1)

 

Nel suo classico best-seller, La via del Tantra, Lama Yesce ha offerto una profonda e tuttavia oltremodo chiara visione introduttiva delle autentiche e complesse pratiche del tantra in accordo al Buddismo tibetano.
Questo attuale libro, che espone l’ultimo grande insegnamento di questo straordinario lama, svela il mondo delle pratiche avanzate agli iniziati del supremo yoga tantra, proprio come il suo precedente lavoro offriva una visione complessiva dell’universo del tantra.
Seguendo il commentario di Je Tzong Khapa (1357-1419) ai Sei Yoga di Naropa, “Il possesso delle certezze” Lama Yesce introduce la spiegazione dei famosi Sei Yoga, concentrandosi in modo prticolare sul primo di questi sei, la pratica del fuoco interiore (tib. Tummo).
La padronanza del fuoco interiore porta rapidamente la mente al suo stato più purificato e sottile –l’esperienza della chiara luce, uno stato mentale prodigiosamente potente, insuperabile nella sua capacità di permettere la diretta realizzazione della realtà definitiva e assoluta.

 

La beatitudine del fuoco interiore (2)

 

Nel suo classico best-seller, La via del Tantra, Lama Yesce ha offerto una profonda e tuttavia oltremodo chiara visione introduttiva delle autentiche e complesse pratiche del tantra in accordo al Buddismo tibetano.
Questo attuale libro, che espone l’ultimo grande insegnamento di questo straordinario lama, svela il mondo delle pratiche avanzate agli iniziati del supremo yoga tantra, proprio come il suo precedente lavoro offriva una visione complessiva dell’universo del tantra.
Seguendo il commentario di Je Tzong Khapa (1357-1419) ai Sei Yoga di Naropa, “Il possesso delle certezze” Lama Yesce introduce la spiegazione dei famosi Sei Yoga, concentrandosi in modo prticolare sul primo di questi sei, la pratica del fuoco interiore (tib. Tummo).
La padronanza del fuoco interiore porta rapidamente la mente al suo stato più purificato e sottile –l’esperienza della chiara luce, uno stato mentale prodigiosamente potente, insuperabile nella sua capacità di permettere la diretta realizzazione della realtà definitiva e assoluta.

 

Tantra in Tibet (1)

Uno dei principali tra i testi sacri sul Tantra trasmessi da Tsong.ka.pa, il grande studioso e yogi del quattordicesimo secolo, fondatore dell’ordine Ge.luk.pa. È un trattato di estrema bellezza, la cui eccezionalità è ben messa in evidenza dal lucido commento del Dalai Lama.

Tantra in Tibet (2)

Uno dei principali tra i testi sacri sul Tantra trasmessi da Tsong.ka.pa, il grande studioso e yogi del quattordicesimo secolo, fondatore dell’ordine Ge.luk.pa. È un trattato di estrema bellezza, la cui eccezionalità è ben messa in evidenza dal lucido commento del Dalai Lama.

Cambiare la mente

 

Il progresso tecnologico ha raggiunto risultati sino a pochi decenni fa ritenuti dominio esclusivo della fantascienza. Nel contempo ha prodotto anche effetti negativi. Questo perchè la tecnologia agisce solo sul mondo esterno, trascurando il suo 'motore' principale: la mente umana. Perchè dunque non cercare di conoscere meglio questo primario agente di ogni sviluppo - o regresso - umano? In questo campo, le tecniche psicologiche di tecnologia interiore proposte dal Buddhismo tibetano possono offrire varie interessanti indicazioni, validamente sperimentate nella psiche di migliaia di individui che hanno ottenuto una reale trasformazione della propria mente.

Le teorie acquistano vita solo quando vengono messe in pratica - e questo vale in particolare per le tecniche di trasformazione della mente del mahayana, cuore della pratica buddhista in India e in Tibet per duemila cinquecento anni. Tali metodi mostrano come possiamo trasformare il nostro abituale limitato egocentrismo in tollerante benevolenza, compassione e saggezza. Cambiando gradualmente il nostro atteggiamento verso noi stessi e verso gli altri, possiamo realmente imparare a vivere felici e soddisfatti in ogni genere di situazioni.

Cambiare la Mente è una raccolta di metodi essenziali del mahayana - applicati da tutte le scuole del Buddhismo tibetano - tratta dagli insegnamenti di due lama tibetani di questo secolo, Ghesce Rabten e Ghesce Nawang Dharghie, noti come impeccabili praticanti dei metodi che hanno insegnato. I loro commentari sono ispirati dalla autorevolezza dell'insigne tradizione Kadam, fondata dal grande pandita indiano Atisha (980-1052), che trascorse gli ultimi quattordici anni della propria vita insegnando in Tibet.

 

Iniziazione

Secondo una tradizione, il Buddha fece girare la ruota del Dharma non una, ma tre volte, a ogni giro comunicando dottrine via via più ardue e profonde. Il terzo ciclo di insegnamenti, il più esoterico, venne dato dal Buddha nel grande santuario di Dhanyakataka, nell’India meridionale, e codificato in un gruppo di testi chiamati Tantra, che sono il fondamento del Vajrayana, il Veicolo del Diamante. Vuole la leggenda che n tale occasione Sucandra, re di Sambhala, un favoloso regno del Nord, abbia ricevuto il Kalacakratantra, “il Tantra della Ruota del Tempo”. La dottrina del Kalacakra e i suoi testi sarebbero stati conservati e tramandati senza interruzione dai re Sacerdoti di Sambhala, e soltanto all’inizio del secondo millennio sarebbero riapparsi in India, per scomparire nuovamente poco dopo in seguito alle devastazioni operate dai musulmani. Grazie al grande santo indiano Naropa (956-1040), la tradizione continuò invece in Tibet e dura tuttora. Naropa scrisse un fondamentale commento al Sekoddesa (il “Riassunto dell’iniziazione”), l’unico capitolo superstite del Kalacakratantra originario. Raniero Gnoli e Giacomella Orofino, confrontando il testo dell’originale sanscrito con antiche fonti manoscritte sinora trascurate e con la traduzione tibetano, ne hanno dato la prima versione in una lingua occidentale e l’hanno integrata con estratti da altri due commenti al “Riassunto dell’iniziazione” di Sadhuputra Sridharananda e di un autore anonimo.
Secondo la dottrina del Vajrayana, “quelle stesse azioni riprovevoli, attraverso le quali le creature sono legate, sono per esse fonte di liberazione dalla trasmigrazione, se eseguite col metodo appropriato. La gente del mondo è legata dalla passione e per virtù di questa stessa passione è liberata”. Già in precedenza Nagarjuna aveva affermato che esistenza fenomenica e nirvana non esistono come cose separate e che “il nirvana può essere definito come la conoscenza perfetta dell’esistenza fenomenica”. In questa prospettiva il mondo, o meglio la sua esperienza, diviene luogo e strumento di liberazione: non più vincolo a cui sottrarsi, cosa da rifuggire, bensì la vile eppur preziosa materia prima di un processo alchemico che mira a trasmutarlo in nirvana.
Nel Kalacakra e nel tantrismo buddhista in generale, la pratica sin articola in due momenti fondamentali, chiamati processo di generazione e processo di adempimento. Nel primo lo yogin, per mezzo di elaborate visualizzazioni, trasforma il mondo in un mandala e identifica se stesso con la divinità prescelta, espressione della natura illuminata, abbandonando così il modo ordinario di vedere se stesso e il mondo. Nel secondo, lo yogin opera sui soffi vitali e la loro circolazione del corpo, e porta a compimento nella realtà quanto nella prima fase è stato creato con il pensiero. Una parte importante hanno qui le pratiche sessuali, che consentono di accedere a quel “piacere immoto” e sommo che si identifica con il nirvana stesso e di cui il piacere ordinario è solo un pallido riflesso: “Colui che non è riuscito a ottenere il piacere che non fluisce via, cerca infelice un piacere che fluisce via”.

Anam, senzanome

Il cofanetto contiene un DVD con l'ultima intervista rilasciata da Tiziano Terzani al regista Mario Zanot e, in allegato, un fascicolo con testimonianze e informazioni sulla vita e l'opera dell'autore. L'opuscolo di 32 pagine contiene: una testimonianza del regista Mario Zanot che racconta come è nata l'idea dell'intervista televisiva; il testo di un'intervista radiofonica rilasciata da Terzani a Controradio di Firenze; un profilo dettagliato dell'opera di Tiziano Terzani. Il DVD, oltre all'intervista andata in onda nel settembre 2004 in Tv, propone come contenuti speciali 18 minuti di registrazione assolutamente inediti.

Associato U.B.I.

ubi cartolina 2
L'U.B.I. è stata fondata a Milano nel 1985 da centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentivano la necessità di unirsi e cooperare, come era già accaduto in altri paesi europei.

UBI 8xMILLE BANNER DIGITALE