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Il lama delle cinque saggezze (2)

“Sai che forma ha l’avvenire? Somiglia alla danza della polvere nell’aria, lungo le strade, nei giorni di siccità. Riposa sull’aria, esiste, pronta a rispondere allo stimolo che la metterà in movimento. Passa il vento ed eccola che si alza, viaggia e danza, si avvicina, urta, forma cumuli, disegni imprecisi che si disfano prima che tu abbia avuto il tempo di riconoscere a cosa somiglino. Abbozzo di quello che avrebbe potuto essere e non sarà, perché qualcosa ha disperso l’insieme che si stava organizzando. Le immagini che si possono contemplare sono probabilità, mai certezze”.

Scritto a quattro mani da Alexandra David Neel e dal Lama Yongden, suo figlio adottivo, questo è il romanzo di formazione del giovane Mipam, sullo sfondo di un Tibet incantato, eppure molto reale.

La libertà illimitata

 

Il tonglen (letteralmente “dare e ricevere”) è una pratica meditativa del buddhismo tibetano che insegna coltivare l'amore e la compassione. È un addestramento per fare del cuore un guerriero al servizio della gentilezza che insegna a non rifuggire il dolore e il disagio ma anzi di accoglierli pienamente per sfruttarne le potenti energie. Questo libro è una guida pratica al Tonglen, per capirlo e conoscerlo in profondità. E’ un libro che aiuta a trovare la tenerezza al centro della propria gioia e del proprio dolore e che insegna la salvezza, l’audacia, il coraggio e la fiducia nel fatto che sbagliare fa onorevolmente parte del percorso.

“Il cuore si corazza contro il dolore. E’ ricoperto da un guscio, è compresso, e incapace di respirare. Ma la vera natura del cuore è come il sole, che continua a splendere anche se è nascosto dalle nuvole. Allora, il sole della compassione può splendere senza impedimenti".

 

L'arte della felicità sul lavoro (1)

 

Conoscere se stessi, controllare le emozioni distruttive, sconfiggere l’egoismo personale per aprirsi agli altri attraverso l’esercizio quotidiano alla compassione: ecco riassunti, in poche parole, i precetti che il buddismo indica come gli ingredienti fondamentali per un’esistenza più felice. Ma questa è davvero una via percorribile per noi occidentali, costantemente indirizzati a modelli di vita tutti incentrati sulla competizione e il successo?

Dopo L’arte della felicità, il Dalai Lama prosegue nel suo insegnamento, affrontando questi temi in un ambito cruciale: il mondo del lavoro.

Semplice fonte di sostentamento o terreno sul quale affermare le nostre ambizioni, espressione di prestigio sociale o realizzazione di una vocazione profonda, il lavoro orienta, nel bene e nel male, le esistente di tutti noi, impegna gran parte delle nostre energie, definisce in qualche misura le nostre identità. Come fare, dunque per vivere al meglio un aspetto così importante della nostra vita? Quali sono i motivi principali di insoddisfazione in questo campo e come vanno affrontati? Come dobbiamo confrontarci nel caso di conflitti con i superiori? Come possiamo eliminare la gelosia, la rabbia e l’ostilità dei colleghi? Come dobbiamo reagire alla noia o alla mancanza di stimoli? In che misura i nostri affanni derivano da un’eccessiva identificazione con la professione che svolgiamo?
A tutte queste domande, che rappresentano altrettante sfide alla nostra capacità di conservare la pace interiore, il Dalai Lama si sforza di dare risposte realistiche, accompagnate da esempi concreti, facendo di L’arte della felicità sul lavoro uno strumento inestimabile di forza e di serenità per chiunque si guadagni da vivere.

 

L'arte della felicità sul lavoro (2)

 

Conoscere se stessi, controllare le emozioni distruttive, sconfiggere l’egoismo personale per aprirsi agli altri attraverso l’esercizio quotidiano alla compassione: ecco riassunti, in poche parole, i precetti che il buddismo indica come gli ingredienti fondamentali per un’esistenza più felice. Ma questa è davvero una via percorribile per noi occidentali, costantemente indirizzati a modelli di vita tutti incentrati sulla competizione e il successo?

Dopo L’arte della felicità, il Dalai Lama prosegue nel suo insegnamento, affrontando questi temi in un ambito cruciale: il mondo del lavoro.

Semplice fonte di sostentamento o terreno sul quale affermare le nostre ambizioni, espressione di prestigio sociale o realizzazione di una vocazione profonda, il lavoro orienta, nel bene e nel male, le esistente di tutti noi, impegna gran parte delle nostre energie, definisce in qualche misura le nostre identità. Come fare, dunque per vivere al meglio un aspetto così importante della nostra vita? Quali sono i motivi principali di insoddisfazione in questo campo e come vanno affrontati? Come dobbiamo confrontarci nel caso di conflitti con i superiori? Come possiamo eliminare la gelosia, la rabbia e l’ostilità dei colleghi? Come dobbiamo reagire alla noia o alla mancanza di stimoli? In che misura i nostri affanni derivano da un’eccessiva identificazione con la professione che svolgiamo?
A tutte queste domande, che rappresentano altrettante sfide alla nostra capacità di conservare la pace interiore, il Dalai Lama si sforza di dare risposte realistiche, accompagnate da esempi concreti, facendo di L’arte della felicità sul lavoro uno strumento inestimabile di forza e di serenità per chiunque si guadagni da vivere.

 

La via per realizzare ogni aspirazione (1)

 

Nel buddhismo tibetano il guru è il soggetto principale delle pratiche che conducono all'illuminazione, e quanto maggiore è il rispetto per tale stato di perfezione che egli rappresenta, che va ben al di là della sua persona, tanto più sarà vicino quell'obiettivo per il discepolo; viceversa, biasimare il proprio maestro porterà ad acutizzare ancora più l'attuale limitante condizione di buio ed ignoranza.

La semplice devozione per il guru, comunque, non è in sé sufficiente per giungere alle sue stesse realizzazioni - essendo la fede sempre subordinata alla conoscenza - e ciò che essa sollecita è proprio l'incremento della saggezza già presente in ciascuno di noi, con la quale si cerca di comprendere gli scopi del maestro, fiduciosi che siamo volti al nostro esclusivo beneficio. Il guru esterno è infatti la manifestazione della grande compassione dei buddha, che assumendo tale forma ordinaria ci mostrano il sentiero per riuscire ad emergere definitivamente dagli stadi di sofferenza e raggiungere la felicità: con il proprio esempio, il perfetto maestro fa da specchio alla mente del discepolo e lo ispira; e questi, seguendo le sue indicazioni, affidandosi a lui, e rinunciando al proprio ego, potrà a sua volta portare a completa maturazione quella speciale compassione sostenuta dalla saggezza che viene definita come il guru interiore.

Così, anche i vari enunciati sui comportamenti da evitare nella corretta relazione con il guru non vanno intesi come restrizioni innaturali, ma come preziose opportunità di addestramento mentale, tese in particolare allo sviluppo di una costante consapevolezza e al soggiogamento dell'insano orgoglio.

Il breve componimento in cinquanta stanze di Ashvagosha ha il merito di raccogliere, condensare ed ordinare le spiegazioni sull'argomento della devozione al guru sparse in molteplici testi di tantra. E il particolare pregio di questo commentario ad opera di Lama Tzong Khapa sta nella sua duplice caratteristica di fornire di volta in volta i riferimenti degli specifici Tantra da cui i versi derivano, e di esplicarne poi a fondo il significato in modo estremamente chiaro e puntuale.

 

La via per realizzare ogni aspirazione (2)

 

Nel buddhismo tibetano il guru è il soggetto principale delle pratiche che conducono all'illuminazione, e quanto maggiore è il rispetto per tale stato di perfezione che egli rappresenta, che va ben al di là della sua persona, tanto più sarà vicino quell'obiettivo per il discepolo; viceversa, biasimare il proprio maestro porterà ad acutizzare ancora più l'attuale limitante condizione di buio ed ignoranza.

La semplice devozione per il guru, comunque, non è in sé sufficiente per giungere alle sue stesse realizzazioni - essendo la fede sempre subordinata alla conoscenza - e ciò che essa sollecita è proprio l'incremento della saggezza già presente in ciascuno di noi, con la quale si cerca di comprendere gli scopi del maestro, fiduciosi che siamo volti al nostro esclusivo beneficio. Il guru esterno è infatti la manifestazione della grande compassione dei buddha, che assumendo tale forma ordinaria ci mostrano il sentiero per riuscire ad emergere definitivamente dagli stadi di sofferenza e raggiungere la felicità: con il proprio esempio, il perfetto maestro fa da specchio alla mente del discepolo e lo ispira; e questi, seguendo le sue indicazioni, affidandosi a lui, e rinunciando al proprio ego, potrà a sua volta portare a completa maturazione quella speciale compassione sostenuta dalla saggezza che viene definita come il guru interiore.

Così, anche i vari enunciati sui comportamenti da evitare nella corretta relazione con il guru non vanno intesi come restrizioni innaturali, ma come preziose opportunità di addestramento mentale, tese in particolare allo sviluppo di una costante consapevolezza e al soggiogamento dell'insano orgoglio.

Il breve componimento in cinquanta stanze di Ashvagosha ha il merito di raccogliere, condensare ed ordinare le spiegazioni sull'argomento della devozione al guru sparse in molteplici testi di tantra. E il particolare pregio di questo commentario ad opera di Lama Tzong Khapa sta nella sua duplice caratteristica di fornire di volta in volta i riferimenti degli specifici Tantra da cui i versi derivano, e di esplicarne poi a fondo il significato in modo estremamente chiaro e puntuale.

 

La preziosa ghirlanda/Cantico delle quattro consapevolezze

 

Questo volume contiene due testi buddhisti, La preziosa ghirlanda di consigli per il re e Il cantico della quattro consapevolezze che fa cadere la pioggia dei conseguimenti, molto importanti e diffusi; chiunque seguisse la ricerca dell’illuminazione li imparava a memoria per poter praticare la meditazione su di essi. Sono stati scelti da Sua Santità Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama, perché egli ha giudicato che essi derivano da una tradizione orale autentica e che quindi sono i portatori di essa. Sua Santità ha scritto altresì la premessa al volume e ha trasmesso ai traduttori la tradizione orale di questi due testi da lui posseduta.

La preziosa ghirlanda è una guida per il profano all’illuminazione, scritta, senza timori o riguardi particolari, per un re da Nagarjuna, grande filosofo buddhista vissuto circa quattrocento anni dopo la morte di Buddha e fondatore della scuola Madhyamika. Il testo ci insegna come trovare la felicità coltivando le qualità positive del corpo, del linguaggio e della mente, e come accumulare il merito e la sapienza necessari per raggiungere l’illuminazione. Sono famose la sua descrizione del sentiero di compassione del Bodhisattva e la sua chiara e concisa analisi degli insegnamenti di Buddha sul ‘vuoto’.

Il Cantico delle quattro consapevolezze è un breviario dell’approccio meditativo dell’illuminazione scritto dal settimo Dalai Lama, Kaysang Gyatso (1708-1757), il quale traspose in poesia gli insegnamenti tradizionali che furono originariamente dati da Manjusri e Tsong-ka-pa. Quest’opera occupa poche pagine alla fine del volume, ma nonostante la sua brevità contiene, secondo le parole di Tenzin Gyatso, “tutti gli elementi essenziali dei Sutra e dei Tantra”.

 

Fa che la tua mente diventi un oceano (2)

Per entrare nel sentiero spirituale dovete iniziare a comprendere la vostra particolare attitudine mentale, e il modo in cui la vostra mente percepisce le cose. Se siete completamente coinvolti dall'attaccamento per piccoli atomi di materia, la vostra mente limitata e colma di bramosia vi impedirà  di godere dei piaceri della vita. L'energia esteriore è a tal punto limitata che se permettete che essa vi condizioni, anche la vostra stessa mente diverrà  parimenti limitata. Quando la vostra mente è limitata, chiusa in sè stessa, anche cose di poco conto diventeranno facilmente in grado di agitarvi. Fate che la vostra mente diventi come un oceano.

Samsara (1)

Il Dalai Lama, capo spirituale e politico del Tibet, premio Nobel per la pace, figura simbolo della tolleranza e della non violenza, in questo libro ci parla –tra gli altri temi- del mondo in cui viviamo, del suo paese e del suo popolo, del significato del buddhismo e degli insegnamenti che se ne possono trarre anche senza aderirvi, della meditazione, della saggezza e del samsara, il ciclo della vita (nascita, morte e rinascita) che costituisce la base dell’esistenza.
Una voce di altissimo valore che, per quanto sembri venire da una cultura “lontana”, ci sa parlare con un linguaggio universale e ci può aiutare ad avere una prospettiva più ampia anche sui nostri modelli di vita e di pensiero.;Il Dalai Lama, capo spirituale e politico del Tibet, premio Nobel per la pace, figura simbolo della tolleranza e della non violenza, in questo libro ci parla –tra gli altri temi- del mondo in cui viviamo, del suo paese e del suo popolo, del significato del buddhismo e degli insegnamenti che se ne possono trarre anche senza aderirvi, della meditazione, della saggezza e del samsara, il ciclo della vita (nascita, morte e rinascita) che costituisce la base dell’esistenza.
Una voce di altissimo valore che, per quanto sembri venire da una cultura “lontana”, ci sa parlare con un linguaggio universale e ci può aiutare ad avere una prospettiva più ampia anche sui nostri modelli di vita e di pensiero.

Samsara (2)

Il Dalai Lama, capo spirituale e politico del Tibet, premio Nobel per la pace, figura simbolo della tolleranza e della non violenza, in questo libro ci parla –tra gli altri temi- del mondo in cui viviamo, del suo paese e del suo popolo, del significato del buddhismo e degli insegnamenti che se ne possono trarre anche senza aderirvi, della meditazione, della saggezza e del samsara, il ciclo della vita (nascita, morte e rinascita) che costituisce la base dell’esistenza.
Una voce di altissimo valore che, per quanto sembri venire da una cultura “lontana”, ci sa parlare con un linguaggio universale e ci può aiutare ad avere una prospettiva più ampia anche sui nostri modelli di vita e di pensiero.;Il Dalai Lama, capo spirituale e politico del Tibet, premio Nobel per la pace, figura simbolo della tolleranza e della non violenza, in questo libro ci parla –tra gli altri temi- del mondo in cui viviamo, del suo paese e del suo popolo, del significato del buddhismo e degli insegnamenti che se ne possono trarre anche senza aderirvi, della meditazione, della saggezza e del samsara, il ciclo della vita (nascita, morte e rinascita) che costituisce la base dell’esistenza.
Una voce di altissimo valore che, per quanto sembri venire da una cultura “lontana”, ci sa parlare con un linguaggio universale e ci può aiutare ad avere una prospettiva più ampia anche sui nostri modelli di vita e di pensiero.

L'abbraccio del mondo

Qual è il sentiero giusto da seguire per giungere alla verità: la ragione o la spiritualità? La speculazione scientifica o la fede? Il cammino tracciato dalla scienza, con la sua logica inesorabile, attraverso esperimenti e verifiche concrete ci mostra come indagare le leggi del mondo. E ha indubbiamente fatto scoperte straordinarie, talora anche inquietanti, nella conoscenza del cosmo e dell'uomo. La strada indicata dalle religioni, invece, in armonia con i principi etici, sempre attenta all'individuo e ai suoi universi interiori, ci ha insegnato a fronteggiare la realtà  senza offrirci risposte sicure e verificabili, ma ricorrendo sempre alla coscienza, e a qualcosa che la ragione non sa afferrare e sezionare.

Medicina tibetana

Medicina tibetana e alimentazione

E’ stato preparando una cena in famiglia al Centro di medicina tibetana di Dharamsala, in India, che Qusar e Sergent hanno concepito questo libro, in cui analizzano l’insieme degli elementi che costituiscono il sitema della scienza medica tibetana, diversa da tutte le altre perché affonda le sue radici in una tradizione ancestrale. Il lettore troverà uno studio completo degli alimenti e dei procedimenti per cucinarli, per realizzare un’alimentazione che favorisca una buona salute durevole. Ricette e prospetti chiari, precisi, adattati agli alimenti animali e vegetali occidentali, permettono al lettore di orientarsi con grande facilità, quale che sia il luogo in cui abita e il suo modo di vita.

Associato U.B.I.

ubi cartolina 2
L'U.B.I. è stata fondata a Milano nel 1985 da centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentivano la necessità di unirsi e cooperare, come era già accaduto in altri paesi europei.

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