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Il dono del Dharma

 

Il Dono Del Dharma Di Gyatso Tenzin, Dalai Lama è un libro che ho trovato molto interessante, una tappa obbligata se si vogliono padroneggiare gli argomenti o i temi che riguardano il Buddhismo che per alcuni è una religione, per altri una scienza dello spirito.

A me piace la definizione scienza della mente poichè è dalla mente che tutto a origine ed essa è il campo il terreno dove gli insegnamenti portano il loro frutto.

Il titolo il dono del dharma è molto significativo poichè il dharma è il simbolo stesso dell Buddhismo esso sta ha indicare l'ordine, cosmico, il modo in cui stanno le cose, come esse sono o come dovrebbero essere ed a cui noi ci dobbiamo allineare cercare in noi questo ordine.

Questo testo si suddivide in quattro parti o sezioni che trattano ''la saggezza del perdono''Il senso dell'esistenza'' ''la pace dello spirito'' ''Risposte sul senso della vita''.

Lo stile è molto scorrevole non aulico o per addetti ai lavori, alla fine di ogni capitolo si impara sempre qualcosa di nuovo e ''dissetandosi'' alla fonte di una conoscenza che poi si vuole mettere in pratica, almeno questo mi succede.
Non ho trovato la risposta alla mia esistenza perchè ognuno osservandosi guardandosi dentro comprende le sue reali necessità ma delle perle di saggezza sul perdono, sulla pace interiore con dei consigli pratici aiutano molto ad andare avanti nel percorso della vita.
Il libro termina con un glossario che trovo molto utile perchè spiega i vari termini del buddhismo come il karma, il dharma, il samsara, il nirvana...E tanto altro ancora.

 

Le settanta stanze sulla vacuità

 

Durata, origine, distruzione, esistenza, non esistenza, inferiorità, (uguaglianza) e superiorità, (queste cose) venivano insegnate dal Buddha secondo la visione convenzionale del mondo e non secondo la visione della realtà assoluta.

La realtà assoluta non è altro che vacuità. Il Beato, basandosi sulla realtà relativa (il mondo convenzionale), ha considerato tutte le possibilità.

Colui che ha fede nella vacuità, che con perseveranza cerca la verità assoluta non basandosi su alcun elemento rivelato, e che desidera analizzare logicamente il mondo convenzionale, abbandonando i concetti di esistenza e non esistenza, otterrà la pace.

Avendo compreso l’interdipendenza dei fenomeni, il mondo delle visioni errate si estinguerà. Di conseguenza, abbandonando l’attaccamento, l’ignoranza e l’odio, senza alcuna macchia, sicuramente si otterrà il Nirvana.

 

Thich Nath Hahn, la felicità della piena consapevolezza (1)

 

A pochi chilometri da Bordeaux vive un monaco vietnamita che è una delle voci più alte della spiritualità di ogni tempo: Thich Nhat Hanh. Qui, nel 1982, ha fondato il Villaggio dei Pruni, una vera e propria oasi buddhista accessibile a tutti, così come accessibili appaiono, leggendo i suoi testi, una religione e una concezione del mondo molto lontane dall’Occidente.
Ma non è il fascino dell’esotico a sedurre chi arriva in questo luogo. Come il lettore constaterà attraverso il racconto degli autori – osservatori dall’interno della quotidianità dei monaci e delle monache che risiedono al Villaggio dei Pruni – e le testimonianze dei partecipanti ai ritiri che hanno luogo, ciò che colpisce, e magari disorienta, è la semplicità dell’esistenza che vi viene condotta. «Innanzitutto bisogna imparare a respirare» afferma Thich Nhat Hanh. E dal respiro consapevole, cuore di tutto il suo insegnamento, si snoda un percorso spirituale che coinvolge ogni momento della giornata: dai pasti alla meditazione, dal lavoro alle relazioni interpersonali. Ogni gesto è importante se vissuto nel momento presente.
Uomini e donne di diverse nazionalità e di diverse religioni ci narrano il modo in cui vivono giorno dopo giorno la Piena Consapevolezza. Le loro parole, appassionate e spontanee, esprimono tutta la forza di un pensiero più che mai attuale in un periodo funestato dall’intolleranza religiosa. A queste persone Thich Nhat Hanh non ha chiesto di sacrificare la propria fede ai nuovi ideali, e il loro voto – «non combatteremo mai, non uccideremo, né ci sacrificheremo per queste dottrine» – non ha bisogno di ulteriori commenti.

 

Impermanence

Un ritratto del quattordicesimo Dalai Lama del Tibet.
Il destino di Tenzin Gyatso - il suo "karma" - era quello di reincarnare il Buddha su questa Terra: nato il 6 luglio 1935, a 2 anni fu riconosciuto come Avalokiteshvara, ovvero "il Bodhisattva della Compassione"; a 15 divenne la massima autorità religiosa tibetana e a 24 fu costretto all'esilio dall'invasione cinese. Premio Nobel per la pace nel 1989.

Musiche sacre del Tibet

I canti qui raccolti appartengono alla scuola buddista Drukpa-Kagyu, che si è sviluppata in Tibet a partire dal dodicesimo secolo e che viene mantenuta in vita ancora oggi, dopo l'invasione cinese e la repressione, dai monaci della diaspora. Nei rituali del buddismo tantrico del Tibet la musica rappresenta un potente strumento per raggiungere lo stato di "perfetta chiarezza".

Samsara (dvd)

 

Samsara è il mondo. O meglio è la strada che si intraprende per avere “conoscenza” del mondo. Samara è anche il primo lungometraggio realizzato da Pan Nalin un uomo che da quando ha visto il suo primo film sapeva di diventare regista. Aveva nove anni, tanti quanti c’è ne sono voluti per realizzare questo film.

La storia è quella di un monaco buddista che dopo essere stato per 3 anni, 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni in eremitaggio, viene riportato alla “vita” dai suoi compagni. E da allora comincia ad avere dubbi sulla strada da intraprendere. Seguirà la strada che gli indicheranno le sue naturali pulsioni sessuali. Ovviamente questo è solo l’inizio del film, anzi l’inizio del percorso che porterà alla conoscenza.
Tutto, qui, è trattato con sottile leggerezza, e questo non può che essere un merito. Il percorso che si intraprende è lo stesso che intraprende chiunque si ponga dubbi sulla sua esistenza; fa parte della quotidianità universale di tutti coloro che posseggono un barlume di profondità. Il fatto che tutto succeda in India non ci deve ingannare, potrebbe succedere ovunque.

Certo la storia potrebbe sembrare già sentita, poiché ultimamente di personaggi che cercano la loro “via esistenziale” sullo schermo se ne sono visti tanti (e bisogna dire che alcune volte sono stati soltanto dei “fighetti” che si struggevano cercando una profondità che non sapevano neanche cosa fosse). La novità sta nel fatto che, qui tutto il percorso è vissuto con sincera curiosità e allegria. In alcuni punti il film diventa addirittura commedia (c’è una scena che sembra tratta da un film di Bruce Lee), alcuni personaggi sono delle vere e proprie macchiette (in senso buono). All’inizio del film c’è un ragazzino, monaco anche nella vita, che è da premio Oscar, tanto è impunito.

Trattare un argomento così complesso in modo così aereo è molto raro. In fondo, non dimentichiamoci che è pur sempre il racconto della vita fisica e spirituale di una persona con tutti i suoi dubbi, i suoi errori e le poche certezze. Anzi di più: è la messa in crisi di una persona che avendo operato una scelta come quella della religione, dubbi non dovrebbe averne, e invece…
Forse l’unico appunto che potrebbe essere mosso a questo film è la durata. Qualche volta infatti l’attenzione si perde un po’. Ma è poca cosa in confronto al colpo di scena finale che ci riattacca alla terra facendoci vedere giusto quello che pensavamo sbagliato e viceversa.
Forse la chiave del film è tutta in una domanda che, infatti, apre e chiude il film: “Come si può impedire ad una goccia d’acqua di asciugarsi?”. La risposta non ve la dico.
(Renato Massaccesi)

 

Il Maestro di Alice

 

Questo libro è dedicato in particolare agli educatori e a tutti coloro che vogliono recuperare il proprio emisfero perduto. Si tratta di un lavoro che si fonda sull’intuizione che l’educazione all’unità va iniziata fin dai primi anni di vita dell’uomo, al quale va presentata la realtà convenzionale ma, insieme, vanno anche posti i semi per una diversa lettura dei fenomeni esterni e di se stesso. Noi abbiamo solo tentato un possibile percorso.

Valentino Giacomin è nato a Zero Branco in provincia di Treviso, nel 1944. Per oltre vent’anni ha lavorato nella scuola pubblica come insegnate elementare. Ha condotto numerosi gruppi di educazione per adulti e corsi di aggiornamento. Parallelamente all’impegno in campo educativo ha coltivato l’attività di giornalista collaborando a varie riviste e quotidiani su temi di carattere prevalentemente sociale. E’ autore tra l’altro di tre libri-inchiesta : “Il pretore della colza”(1975) , “Il caso Margherito”(1976) e “Stato di Polizia”(1977). Attualmente è direttore dei servizi giornalistici di “Antenna 3”, la principale rete televisiva di Treviso.
“Il maestro di Alice” raccoglie i frutti di una lunga elaborazione di studio ma soprattutto di esperienze fatte come insegnante di scuola elementare e come animatore dell’associazione “Universal Education”. Da questo ricchissimo lavoro è stato tratto anche un filmato televisivo di circa quaranta minuti dal titolo omonimo.

 

Catechismo buddhista

“Il catechismo buddhista” mette in luce un’azione di grande valore storico e culturale che è stata realizzata dalla Società Teosofica fin alla sua fondazione. Si tratta della riscoperta e della valorizzazione dei messaggi filosofici e religiosi antichi. Quando Henry Steel Olcott ed Helena Petrovna Blavatsky raggiunsero l’India nel 1879 una delle loro prime preoccupazioni fu quella di valorizzare la cultura hindu e quella buddista. Il loro sforzo e quello dei loro successori trovò ampi riconoscimenti, compreso quello del Mahatma Gandhi. Nel comporre “il catechismo buddhista” l’intento del colonnello Olcott era non solo quello di mettere a punto un testo in cui si riconoscessero le varie scuole buddhiste, ma anche di portare queste scuole ad un dialogo fraterno, ispirato dal messaggio universale del Buddha.

Testi buddhisti

Il silenzio del Buddha

 

Con questo libro desidero offrire intuizioni e ipotesi di ricerca filosofica e teologica, aperte a possibilità di nuovi frutti. Vorrei nello stesso tempo essere fedele all'intuizione buddhista, non allontanarmi dall'esperienza cristiana e non separarmi dal mondo culturale contemporaneo. La prima fedeltà esige che l'autore, lasciatosi ammaestrare dal Risvegliato, sparisca; la seconda filiazione richiede che nel profondo esista un'esperienza trinitaria personalmente vissuta; la terza vocazione domanda un sacro rispetto della situazione concreta dell'uomo dei nostri giorni.

Raimon Panikkar (Barcellona 1918) è considerato fra i maggiori pensatori della nostra epoca, partecipa di una pluralità di tradizioni: indiana ed europea, hindu e cristiana, scientifica e umanistica. Laureato in chimica, filosofia e teologia, ordinato sacerdote nel 1946, ha tenuto corsi e lezioni nelle maggiori università d'Europa, India e America.

“A volte conviene far tornare le parole al silenzio da cui hanno avuto origine. Chi non ha gustato il silenzio non assapora la parola”

 

L'arpa birmana

 

Birmania, luglio 1945: un gruppo di soldati giapponesi in ritirata nella giungla tenta di raggiungere il confine con la Thailandia. Il giovane Mizushima, per tenere alto il morale dei commilitoni, si fabbrica un'arpa e canta motivi tradizionali della propria terra. Quando giunge la notizia della capitolazione del Giappone e della fine della guerra, Mizushima accetta la missione di far arrendere un gruppo di fanatici suoi compatrioti che, rifugiatisi in una caverna, hanno deciso di continuare a combattere. Il soldato viene trattato da vigliacco e da traditore quando tenta di spiegare al comandante che, scaduto il termine imposto dagli alleati, la caverna verrà bombardata. Allo scadere dell'ultimatum, molti muoiono sotto il fuoco dell'artiglieria. Mizushima rimane ferito, un prete buddista lo raccoglie e cura le sue ferite dandogli una lezione di umanità. Mizushima decide allora di non ricongiungersi con i commilitoni e di diventare bonzo, per dare onorevole sepoltura ai corpi dei compatrioti morti. Quando i commilitoni lo riconoscono e gli chiedono di tornare con loro, egli imbraccia l'arpa e intona il "canto dell'addio". Mizushima lascia ai compagni anche una lettera di addio, che contiene queste parole:
« Ho superato i monti, guadato i fiumi, come la guerra li aveva superati e guadati in un urlo insano. Ho visto l'erba bruciata, i campi riarsi... perché tanta distruzione caduta sul mondo? E la luce mi illuminò i pensieri. Nessun pensiero umano può dare una risposta a un interrogativo inumano. Io non potevo che portare un poco di pietà laddove non era esistita che crudeltà. Quanti dovrebbero avere questa pietà! Allora non importerebbero la guerra, la sofferenza, la distruzione, la paura, se solo potessero da queste nascere alcune lacrime di carità umana. Vorrei continuare in questa mia missione, continuare nel tempo fino alla fine. »

 

Tibet, il fuoco sotto la neve

 

Un racconto commovente, una terribile accusa della cecità e dell'ignoranza del governo cinese in Tibet. La sconvolgente testimonianza di Palden Gyatso, il monaco tibetano la cui esistenza ha imboccato una tragica svolta nel 1959, a seguito delle persecuzioni attuate dagli invasori. Incarcerato, torturato, costretto a subire le più tremende umiliazioni fisiche e morali, una volta liberato, ha potuto diffondere la sua denuncia e lanciare al mondo, per conto del suo popolo, un acutissimo grido di dolore. Con una prefazione del Dalai Lama.
Contiene un inserto fotografico in b/n

 

Nuove immagini dell'universo

Questi dialoghi vedono il Dalai Lama a confronto con cinque scienziati e con uno storico in una approfondita indagine sui nuovi orizzonti aperti dagli studi più avanzati di cosmologia e di fisica. Che posto ha il pensiero in un mondo governato da leggi? E come la conoscenza della natura può aiutare la meditazione sui grandi temi della vita, della morte, del dolore e della felicità? Un confronto tra spregiudicatezza scientifica e profonda spiritualità che rispetta i diritti della scienza come quelli dell'esperienza religiosa senza che l'una pretenda mai di prevalere sull'altra.

Initiations and initiates in Tibet

The author first defines Tibetan mysticism and examines the role of the spiritual guide ancd the choice of a master. This is followed by a discussion of the nature of the exoteric doctrines and traditional oral instruction. Madame David-Neel then recounts in detail the various kinds of initiations and thei aims, including initiations with and without “activity”, the “Mani” initiation and the different meanings of Aum mani padme hum! Also covered are the magic rites known as dubthabs, the “gymnastics” of respiration, daily spirituale exercises, the contemplation of sun and sky, the dalai lamas, different kinds of moralità and many other topics.

Associato U.B.I.

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L'U.B.I. è stata fondata a Milano nel 1985 da centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentivano la necessità di unirsi e cooperare, come era già accaduto in altri paesi europei.

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