Il Kum Nye è una serie di esercizi tibetani di respirazione, massaggio e movimento, che favoriscono la salute attraverso il rilassamento profondo, alleviando l’ansia e la tensione. Organizzata da Tarthang Tulku in particolare per la vita occidentale contemporanea, è una guida alla teoria e alla pratica di tecniche di rilassamento altamente efficaci. La prima parte contiene la teoria, gli esercizi preparatori e quelli di massaggio. La seconda contiene più di 75 esercizi che utilizzano le tecniche del rilassamento profondo, della visualizzazione, della respirazione, delle posture fisiche e dell’automassaggio per promuovere il flusso di energia che conduce a un modo di vita sano ed equilibrato.
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Il Kum Nye è una serie di esercizi tibetani di respirazione, massaggio e movimento, che favoriscono la salute attraverso il rilassamento profondo, alleviando l’ansia e la tensione. Organizzata da Tarthang Tulku in particolare per la vita occidentale contemporanea, è una guida alla teoria e alla pratica di tecniche di rilassamento altamente efficaci. La prima parte contiene la teoria, gli esercizi preparatori e quelli di massaggio. La seconda contiene più di 75 esercizi che utilizzano le tecniche del rilassamento profondo, della visualizzazione, della respirazione, delle posture fisiche e dell’automassaggio per promuovere il flusso di energia che conduce a un modo di vita sano ed equilibrato.
Si potrebbe dire che la meditazione vipassana consista nel vedere le cose come sono realmente, senza evitare, eliminare, reprimere o voler raggiungere alcunché. In questa pratica vedere e accettare vanno di pari passo, per cui la libertà - nel suo vero senso di essere totalmente liberi - è la meta ultima.
“Così ho udito”: questa locuzione, che ritorna spesso nel Dhammapada”, cala il messaggio illuminato di Buddha nella finitezza e nell’imperfezione umana, proponendone una testimonianza scrupolosamente fedele, ma limitata a ciò che la mente è in grado di ricevere e di capire. Non si tratta d’altra parte di racconti elaborati o di approfondimenti dottrinari, ma di una serie di affermazioni penetranti e di esortazioni lapidarie, di immagini e di metafore poetiche. Così il lettore, a poco a poco, diventa egli stesso uditori, vive la sensazione che Buddha gli parli direttamente e personalmente lo chiami al “risveglio”: perché lo spazio della mente possa sgomberarsi dall’illusione e dilatarsi, perché vi possa maturare la consapevolezza dell’eterno “essere così” delle cose.
"Chi è Siddharta? E' 'uno che cerca', e cerca soprattutto di vivere intera la propria vita. Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari, e non si ferma presso nessun maestro, non considera definitiva nessuna acquisizione, perché ciò che va cercato è il tutto, il misterioso tutto che si veste di mille volti cangianti. E alla fine quel tutto, la ruota delle apparenze, rifluirà dietro il perfetto sorriso di Siddharta, che ripete il ""costante, tranquillo, fine, impenetrabile, forse benigno, forse schernevole, saggio, multirugoso sorriso di Gotama, il Buddha, quale egli stesso l'aveva visto centinaia di volte con venerazione"".
Siddharta è senz'altro l'opera di Hesse più universalmente nota. Questo breve romanzo di ambiente indiano ha avuto in questi ultimi anni una strepitosa fortuna.Prima in America, poi in ogni parte del mondo, i giovani lo hanno riscoperto come un loro testo, dove non trovavano solo un grande scrittore moderno ma un sottile e delicato saggio, capace di dare, attraverso questa parabola romanzesca, un insegnamento sulla vita che evidentemente i suoi lettori non incontravano altrove.
"La morte, soprattutto in occidente, è un fatto doloroso da tener nascosto, a cui è meglio non pensare. In oriente invece la morte è più vicina alla vita di ogni giorno e la sua consapevolezza aiuta a vivere in modo migliore, dando il giusto valore alle cose del mondo. Secondo la tradizione tibetana, la meditazione sulla morte è uno dei principali antidoti al mondo fenomenico intriso di sofferenza e problemi. Qui vengono esposti i vantaggi del meditare sulla morte e gli svantaggi del non farlo, secondo l'insegnamento dei sutra; vi è anche un breve accenno alla meditazione del 'prendere i tre corpi come il sentiero', secondo il veicolo tantrico.
“Anche al di sopra di tutti gli uomini si dovrebbe costruire una stretta passerella, affinchè solo colui possa passarla, che bada alla purezza del suo cuore” Hakuin Ekaku
Per ricordare il Sig Paul Anderson, ora trapassato, il quale possedeva la più grande aspirazione verso la pratica del supremo Veicolo, abbiamo iniziato un ritiro presso la Comunità Dzogchen di Conway, negli Stati Uniti. E' in questa occasione che ho scritto questo libro.
"Il Tibet e il Dalaì Lama costituiscono un argomento affascinante, senza dubbio, eppure sono pochi coloro che sanno veramente qualche cosa. Il Tibet è esistito come nazione per oltre duemila anni e l'attuale Dalai Lama è il quattordicesimo di una stirpe di maestri incarnati, iniziata nel 1391. Per 400 anni il Dalai Lama è stato il capo spirituale e temporale assoluto del Tibet.
Dal 1959, però, egli manca dal Tibet. I cinesi invasero il suo Paese nel 1950 e benché egli abbia lottato per evitare lo scontro e il massacro che temeva inevitabili, il 10 marzo 1959 la popolazione di Lhasa insorse per proteggerlo da un complotto destinato a catturarlo e, forse, a ucciderlo. Nei giorni che seguirono migliaia di tibetani furono uccisi ma Sua Santità riuscì miracolosamente a salvarsi e a riparare in India. Questa biografia autorizzata è il primo resoconto della sua vita con particolare riguardo agli ultimi tredici anni. In questo libro non si parla solo del passato ormai svanito e del magico mondo dell'antico Tibet ma anche dell'ancora recente passato durante il quale il governo cinese ha tentato di distruggere completamente la cultura tibetana, unica nel suo genere, basata sugli insegnamenti del Buddha.
Roger Hicks è sempre stato attratto dal Tibet e dalla cultura tibetana. Negli ultimi anni il suo interesse lo ha spinto ad aiutare concretamente la causa tibetana, indicendo conferenze e convegni per sensibilizzare l'opinione pubblica verso questa causa.
Ngakpa Chogyam è un adepto della scuola di Buddismo tibetano. È stato istruito dal suo maestro nelle tradizioni dei maghi.
"L'epopea di Cesar di Ling, che qui si presenta in prima traduzione italiana, è il poema nazionale dei tibetani che i bardi del Paese delle Nevi si trasmettono da secoli oralmente. La versione tradotta da Alexandra David Neel e pubblicata nel 1931 è la più estesa tra quelle note, che l'esploratrice raccolse nel paese di Kham (Tibet orientale), considerato il luogo natale dell'eroe, e confrontata con i manoscritti esistenti. Gesar è un « eroe solare », fondatore e civilizzatore, la cui missione consiste nel far regnare l'ordine sulla Terra, nel reprimere l'ingiustizia e la violenza, nel difendere la Religione, la Buona Dottrina, cioè il buddhismo, secondo le indicazioni del « Prezioso Guru » Padmasambhava. Egli, credono ancora i tibetani, ritornerà per rendere giustizia al suo popolo. La figura di Gesar ha probabilmente una base storica in quella di uno o più capi guerrieri divinizzati, vissuti tra il VII e l'XI secolo, di origine tibetana o forse mongola o cinese. Nato da una vergine, sin da piccolissimo sconfigge le forze delle tenebre ed a quindici anni si batterà contro i re-dèmoni nemici della Religione. Dotato di poteri sovrannaturali, capace di trasformarsi, con il suo cavallo volante porterà a termine la propria missione diventando alla fine sovrano di Ling. Con l'aiuto degli dèi, Gesar prevale in tutte le prove e su tutti i nemici: giganti, dèmoni cannibali, lama malefici, eserciti di migliaia di uomini, esseri invulnerabili al fuoco. Egli, essendo però l'incarnazione di una divinità ed essendo il suo scopo quello di trasformare il Male in Bene, invia sempre gli « spiriti » dei nemici uccisi nei Paradisi che loro competono.
ALEXANDRA DAVID NEEL, nata vicino a Parigi nel 1868, mori centenaria a Digne, nel 1969. Fu esploratrice, viaggiatrice, orientalista, scrittrice e docente universitaria. Il lungo arco della sua avventurosa esistenza è costellato di avvenimenti eccezionali, tanto più straordinari per l'epoca
nella quale ebbero luogo. Nel 1910 attraversa l'India, nel 1912 scala l'Himalaya, nel 1913 incontra il Dalai Lama. Viaggia e soggiorna in Birmania, Cina, Giappone, Corea. Conosce a fondo il Tibet, di cui apprende i costumi e i dialetti fino a confondersi con le popolazioni locali; compie imprese che sfiorano la leggenda; nel 1924 raggiunge Lhasa dopo tremila chilometri di marcia a piedi. Nel 1927 va a vivere a Digne, dove sino al 1937 scriverà i suoi ricordi con la collaborazione del Lama Yongden, suo figlio adottivo. In quell'anno si reca in Siberia, Manciuria, Cina, dove viene sorpresa dallo scoppio della guerra col Giappone. Fugge in Tibet dove rimarrà sino al 1946, quando rientrerà definitivamente in Francia attraverso l'India. Le sue numerose avventure sono raccolte in una trentina di libri, tra i quali alcuni romanzi.
LAMA YONGDEN (1899-1955) fu adottato dall'esploratrice quando aveva 14 anni, con il nome di Arthur Yongden David Neel. La accompagnò in molti viaggi e collaborò con lei alla stesura di alcuni libri, tra cui « Le lama aux cinq sagesses », ispirato alla sua infanzia.
“Tutti noi cerchiamo la felicità ed evitiamo la sofferenza, abbiamo gli stessi bisogni e preoccupazioni. Inoltre vogliamo vivere liberi e avere il diritto di costruirci il nostro destino in quanto individui. Questa è la natura umana e i grandi cambiamenti che si stanno verificando ovunque nel mondo, dall’Europa orientale all’Africa, ne sono una chiara dimostrazione.
Allo stesso tempo, i problemi che dobbiamo affrontare oggi – conflitti violenti, degrado della natura, povertà e fame – sono in gran parte provocati dall’uomo. Si possono risolvere, ma solo grazie allo sforzo e alla comprensione umana, allo sviluppo di un senso di fratellanza. Per far questo dobbiamo diventare consapevoli delle nostre responsabilità nei confronti degli altri esseri umani e del pianeta su cui viviamo.”
Tenzin Gyatzo, nato nel 1936, è il quattordicesimo Dalai Lama – appellativo che significa “Oceano di saggezza” – del Tibet, capo spirituale e politico dimenticato, profeta disarmato che da quarant’anni resiste all’invasione cinese del Tibet. Vive in esilio a Dharamsala, nello stato indiano dell’Himachal Pradesh.
Il libro descrive l’incontro avvenuto l’11 maggio 1993 nell’abbazia di S.Miniato al Monte a Firenze.
II Potere della Saggezza è una stimolante introduzione al Buddhismo di due lama tibetani famosi in tutto ii mondo per il loro intuito e abilità nel comunicare i concetti essenziali della dottrina del Buddha. Questo è stato il loro primo libro di successo, che ora viene ripubblicato in una terza edizione, riveduta e ampliata con ulteriore materiale tratto dai loro discorsi. Scritto con caratteristico calore umano e immediatezza, II Potere della Saggezza giunge al cuore della pratica buddhista. Vengono esaminati il significato e le scopo della meditazione, le cause dell'insoddisfazione e dell'infelicità e precisamente come e perchè sorgono questi indesiderati stati mentali colmi di illusioni. Infine vengono spiegati i metodi per eliminarli e per ottenere il controllo sulle nostre menti e sulle nostre vite. II libro include un intero corso di meditazione, in cui Lama Zopa illustra chiaramente l'intero campo d'azione del sentiero, dalla coltivazione della consapevolezza della nostra attuale condizione allo sviluppo della saggezza e dei metodi che ci liberano. Lama Yesce mostra inequivocabilmente come il punto chiave sia mettere in pratica tutto ciò nella vita quotidiana, e quindi mostra come farlo. Il Potere della Saggezza è una raccolta delle letture date nel corso del loro prime tour in occidente nel 1974, a cui sono stati aggiunti altri due seminari dati da Lama Yesce nel 1983, in Svezia e in Svizzera. II libro contiene una introduzione di S.S il Dalai Lama e una rinnovata appendice sull'Istituto Lama Tzong Khapa, in occasione del suo ventesimo anniversario (1976-1996), che comprende una sua breve storia e un resoconto delle sue varie attività.



